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Language: Italian
Context: Ambulatorio del medico di famiglia
Title of document: Mosè
Name of compiler: Sabrina Grigolo
Actors involved: dottore e paziente
Description of the experience:
È opportune chiedersi se sia lecito e fino a che punto sia consentito attraversare quella oscura linea di confine che separa le nostre vita e, nello specifico, quella ancora più invisibile, quella striscia di Gaza, che esiste tra terapeuta e paziente. O se invece sia opportuno porsi solo come osservatori e limitare il proprio intervento al fatto strettamente sanitario e obiettiva bile.
Alcuni anni fa, tanti, in sala d’attesa vedo un “giovane” di 32-34 anni, altezza superiore alla media, fisico asciutto, ben curato, capelli molto lunghi che scendevano delicatamente sulle spalle, abbigliamento casual-sportivo, capi ben abbinati, ma, contrasto evidente, una sicurezza ostentata accanto ad uno sguardo preoccupato, l’atteggiamento di chi chiede aiuto. Scoprii, poi successivamente, un nome biblico: Mosè.
Lo ricevo, mi racconta la sua storia, tutta una vita condensata in pochi minuti, una storia che parte da lontano: il padre, un uomo di successo, danaroso, ha una breve storia d’amore con la madre, una storia che dura giusto il tempo di mettere al mondo il figlio, ma che non concede spazi ad un bambino appena nato. Questo “padre” non si curerà/occuperà mai di lui. Modè tenterà un contatto, con relativa richiesta di “presa in carico affettiva” qualche anno fa, ma il tentativo fallirà tragicamente; la risposta “non ho alcuna intenzione di occuparmi di te o di aiutarti in qualche modo, sparisci e non farti mai più vedere”. In fondo gli veniva richiesto un minimo sindacale. Tentativo mai più fatto.
La madre, donna a suo dire dotata di grande fascino, ma amante di una vita spregiudicata e gaudente, ha una nuova relazione, più duratura nel tempo, ma affiancata, in contemporanea, da storie parallele; nascono 5 figli, ma, al contempo privilegia di relazioni amorose multiple a quella di “angelo del focolare domestico”, il mestiere di madre non fa per lei.
Mosè cresce con una grande “voglia di padre” e la ricerca continua di una figura maschile vicariante e un forte disprezzo, seppure a livello inconscio, per il sesso femminile (non perdona la madre che non lo ha amato, educato, cresciuto, accompagnato, il disprezzo è dunque per tutto l’universo femminile); il tutto si concretizza in una forte incapacità del ragazzo a tenere in piedi storie sentimentali importanti. Dal suo passato viene fuori solo una lunga relazione con una ragazza, conclusasi, dopo anni ed una infinita serie di problemi, poiché la ragazza si ammala di anoressia.
Mosè racconta “quando io avevo davvero bisogno di essere accudito, dovevo essere io ad accudire gli altri”. Il tutto innaffiato, per vincere un forte disagio esistenziale, da un grande utilizzo di droghe, acidi e una vita dissipante fatta di lunghe serate in discoteca come PR e ragazzo immagine.

Condannato alla solitudine, tutta una vita priva di affetti, neanche il patrigno vuole occuparsi del ragazzo, Mosè deve imparare fin da subito l’autonomia nel sopravvivere, cercarsi un lavoro, affrontare i piccoli e grandi problemi quotidiani; appare schizofrenico: voglia di compagnia, ma è carente nella relazione ed ha paura ad affrontare gli altri (è un gran lavoratore, ma preferisce lavori in cui è da solo, per cui tutte le volte che lavora in fabbrica incontra non pochi problemi che portano alla definizione del rapporto), desidera una compagna ma non riesce ad immaginarsi nel suo ruolo. Talvolta ha manie di persecuzione (tutti ce l’hanno con lui, tutti lo guardano male), riesce a confidarsi solo con me, ma talvolta il rapporto diventa conflittuale: chiede consigli, suggerimenti, racconta, ma non riesce ad accettare/seguire i suggerimenti dati.
Appare bloccato. Chiedo il supporto di una collega educatrice, quindi “femmina”, e inizialmente non accetta il nuovo ingresso nella conduzione delle sedute; non accetta un percorso con lo psicologo “troppo diretto e troppo intrusivo, mette le mani dove non dovrebbe”. Mosè è sempre più incerto nei suoi passio, sempre più lento nell’incedere.
I colloqui procedono settimanalmente, ogni volta è aggiunto un nuovo pezzo del puzzle, talvolta sparisce per qualche mese, poi ricompare, ha un rapporto di amore/odio coi farmaci (lo aiutano ma lo legano a noi), continua a raccontare, a confidarsi, poi, durante un caldo pomeriggio estivo, di qualche anno fa, la rivelazione, la conferma ad un mio forte sospetto: con gli occhi lucidi, il ragazzo dice : ma hai capito che tu per rappresenti il padre che io non ho mai avuto?. È stato un momento forte. conoscevo questa situazione, ma quando ti ci trovi dentro, ti senti risucchiare in un vortice profondo, in un buco nero, che non sai dove ti trascinerà.

Dopo qualche anno, muore la madre; l’ultimo, al momento, lavoro del ragazzo: un impiego al cimitero per potere stare vicino all’unica persona che gli aveva regalato un po’ d’amore e qualche soldo.

Cosa rimane oggi: 2 fratellastri sordomuti, una sorellastra scambista e con una forte dipendenza da sesso, un’altra sorellastra con un bambino, forse il frutto di un incesto, un gatto con cui ha uno stretto rapporto affettivo, nessun lavoro, neanche un soldo e una grande empatia con suo terapeuta, un rapporto che potrebbe interrompersi da un momento all’altro, e, tanti rimpianti per quanto era un suo diritto avere e non ha mai avuto.
L’unica volta che ha accettato il consiglio: diventare un bravo informatico, lui che fino a 40 anni, non aveva mai utilizzato tale supporto. È successo, è diventato bravo, ma cosa se ne fa? È nella condizione di chi ha tanti soldi, ma non riesce a spenderli.
E soprattutto: oggi, 44 enne, cosa ne sarà di lui?
Objectives:
È opportune chiedersi se sia lecito e fino a che punto sia consentito attraversare quella oscura linea di confine che separa le nostre vita e, nello specifico, quella ancora più invisibile, quella striscia di Gaza, che esiste tra terapeuta e paziente. O se invece sia opportuno porsi solo come osservatori e limitare il proprio intervento al fatto strettamente sanitario e obiettiva bile.
Means and Strategy:
I colloqui procedono settimanalmente, ogni volta è aggiunto un nuovo pezzo del puzzle, talvolta sparisce per qualche mese, poi ricompare, ha un rapporto di amore/odio coi farmaci (lo aiutano ma lo legano a noi), continua a raccontare, a confidarsi, poi, durante un caldo pomeriggio estivo, di qualche anno fa, la rivelazione, la conferma ad un mio forte sospetto: con gli occhi lucidi, il ragazzo dice : ma hai capito che tu per rappresenti il padre che io non ho mai avuto?. È stato un momento forte. conoscevo questa situazione, ma quando ti ci trovi dentro, ti senti risucchiare in un vortice profondo, in un buco nero, che non sai dove ti trascinerà.
Conclusions:
L’unica volta che ha accettato il consiglio: diventare un bravo informatico, lui che fino a 40 anni, non aveva mai utilizzato tale supporto. È successo, è diventato bravo, ma cosa se ne fa? È nella condizione di chi ha tanti soldi, ma non riesce a spenderli.
E soprattutto: oggi, 44 enne, cosa ne sarà di lui?
Name of Institution: Gradenigo Hospital
Role: Project Manager

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