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Document Typology: Research
Methodology addressed by the publication:International Classification of Functioning, Disability and Health
Title of document: L'impatto della malattia di Alzheimer in colui che cura
Name of author(s): da Nova Cruz, Marília, Departamento de Psicologia, Universidade Federal do Parana, Brazil, marilia Hamdan, Amer Cavalheiro, Departamento de Psicologia, Univetsidade Federal do Parana, Brazil
Name of publisher: Psicologia em Estudo, Vol 13(2), Apr-Jun, 2008. pp. 223-229.
Language of the publication: English
Language of the review: Italian
Summary:
L’aumento della popolazione anziana è un fenomeno mondiale. Nel 2025 il Brasile sarà il sesto paese al mondo per il numero di persone anziane. Di conseguenza, ci sarà anche un aumento della malattie cronico-degenerative, come Alzheimer Disease (Ad.). AD è descritto come un progressivo declino nelle aree cognizione, la funzione e il comportamento. Durante il suo progressivo sviluppo, la persona AD richiede una cura speciale e deve essere coadiuvato nella quotidianità da infermieri.
Sempre più ricerche dimostrano che il deterioramento dei pazienti e le loro esigenze sono importanti fattori di stress per gli infermieri. Questi ultimi manifestano infatti un’elevata sintomatologia psichiatrica (in particolare depressione) e danni al sistema immunitario.
Altri studi suggeriscono che questi alti indici ei vincoli per l'infermiere sono associati con l'istituzionalizzazione dei pazienti. Studio di revisione attuale mostra gli aspetti determinanti principali riguardanti gli effetti sulla infermieri con i pazienti AD.
Reviewer's comments on the document:
La presa in carico del paziente Alzheimer prevede da parte dell'inferimiere l'assunzione di forme di autonomia e responsabilità assistenziali importanti, derivanti dalla complessità del quadro assistenziale e dalla prospettiva di ingravescenza progressiva della malattia.

Purtroppo l'approccio dell'inferimiere al paziente Alzheimer spesso avviene quando il quadro clinico è conclamato ed il malato ha perso quasi totalmente l'autonomia funzionale. Questo "ritardo" nell'intervento assistenziale è dovuto sia alla inadeguatezza delle strutture socio-sanitarie del nostro paese che non prevedono forme strutturate ed articolate di diagnosi precoce, di prevenzione e di controllo del rischio Alzheimer, ma anche ad una carenza della cultura gerontologica infermieristica.


Due sono sostanzialmente le modalità che caratterizzano la presa in carico del paziente Alzheimer da parte dell'inferimiere.
Intrisecamente, "la presa in carico" prevede una visione globale del paziente, un approccio olistico in cui la cura del corpo, le emozioni e le sensazioni del paziente, l'ambiente strutturale e sociale, le relazioni affettive con i familiari e non ultimo le componenti economiche del nucleo familiare assumono un'importanza fondamentale tali da diventare "strumenti" del progetto assistenziale. Questa modalità assistenziale, relativamente recente, deriva dall'interpretazione della concezione olistica di Marilyn Ferguson, che si andata affermando in Europa verso gli anni '80, in contrapposizione al concetto di salute biomedico radicalizzato in Italia fin dai primi '800 e che ha influenzato le forme restrittive l'evoluzione della prassi infermieristica.
L'infermiere assume di conseguenza la funzione di facilitatore: accompagna il paziente attraverso un percorso progettato, valorizzando la sua dimensione esistenziale, le sue soggettività, supportando e guidando il familiare in una dimensione spazio-temporale non definita a priori, dove l'efficacia della cura passa in secondo piano rispetto alle sue esigenze reali e contingenti.
Tale progetto inizia usualmente a domicilio, percorre i servizi socio-assistenziali territoriali, fino al ricovero in ospedale, nelle RSA e non ultimo nelle lungodegenze.

L'umanizzazione del progetto assistenziale infermieristico si realizza concretamente attraverso modalità specifiche di relazione tattilo-verbale con il paziente.

La cura del gesto, nel rapporto assistenziale, è importante: non deve essere un "toccare gnostico", il tocco rude, frettoloso, spesso duramente invasivo e lesivo dell'intimità usato dall'infermiere nella pratica assistenziale, ma un "toccare pathico", dove il gesto accoglie, consola, lenisce e contemporaneamente riceve elementi da utilizzare per migliorare la conoscenza dei bisogni del paziente. La cura del corpo del paziente ed ogni pratica infermieristica, se condotte con questo significato, diventano "terapeutiche".

Si può allora ipotizzare che ai 14 bisogni fondamentali del paziente, identificati da Virginia Ilarderson quali elementi progettuali del piano assistenziale infermieristico, se ne aggiunga un 15°: il bisogno di contatto corporeo.

Se la gestualità assume tale importanza nella relazione infermiere-paziente Alzheimer, non meno determinante è la comunicazione verbale e non verbale. L'espressione della voce, il parlare pacato, l'evitare atteggiamenti imperativi ed aggressivi, l'essere adeguatamente ripetitivi nelle proposte, tutte queste modalità sono alla base di ogni intervento assistenziale.

"La cura infermieristica" quindi deve tradursi in un progetto assistenziale in cui l'infermiere combattecontro la malattia sa solo, ma anche con il malato, con il carer e con tutta l'equipe multidisciplinare, assumendo via via ruoli fortemente dinamici: di facilitatore, di consolatore, si sostitutore negli atti della vita quotidiana che non possono essere compiuti dal paziente o dal familiare, di osservatore attento dell'evoluzione del caso ed infine di relatore dei fenomeni osservati agli altri operatori del gruppo.


Ne discende che la determinazione del piano assistenziale prevede la partecipazione dell'infermiere al progetto globale di intervento formulato dall'equipe multidisciplinare non solo con il contributo della propria competenza specifica, ma con i risultati dell'osservazione continua e protratta nel tempo del paziente e del suo contesto socio-ambientale: i segni e sintomi della progressione della malattia, le relazioni familiari, i nuovi bisogni di cura, in definitiva tutte quelle nuove problematiche che richiedono l'intervento degli altri operatori del gruppo.
Per la formulazione del piano assistenziale, l'infermiere utilizza la metodologia del processo scientifico finalizzato al soddisfacimento dei bisogni del paziente.
Where to find it: (PsycINFO Database Record (c) 2010 APA, tutti i diritti riservati)

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