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Come Einstein e Leonardo?

A. M.
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
A.M. ha nove anni, è un bambino fragile, a volte spavaldo, a volte impaurito: viene volentieri e non si sottrae a nessuna proposta. La sua famiglia ha presentato la richiesta di un medico specialista, che segnala difficoltà di apprendimento, riferibili a un Disturbo Specifico d’Apprendimento (DSA), e per questo richiede gli approfondimenti clinici del caso. Il livello culturale ed economico della famiglia è medio/alto. Seguendo quelle che sono le procedure del nostro servizio, A.M. viene valutato da me (logopedista) e dal Servizio di Neuropsichiatria: il confronto finale delle valutazioni depone per un Disturbo di Apprendimento Aspecifico, con un QI ai limiti inferiore della norma. Pertanto la sospetta diagnosi iniziale di DSA, fatta dal medico inviante, viene smentita dagli approfondimenti diagnostici, la cui sintesi è “difficoltà curriculari”, riferibili a un livello intellettivo ai confini col ritardo mentale. Il colloquio di restituzione è “aperto” dal padre, il quale con tono risoluto esordisce elencando quelle che sono le caratteristiche dei soggetti DSA, cercando e trovando possibili analogie col figlio e rivendicando ingiustizie/inefficienze inferte dal sistema scolastico e sanitario; la madre passivamente ascolta. È evidente la fonte delle loro informazioni, che tra le altre cita i personaggi illustri DSA (Einstein, Leonardo di Vinci, etc.) e si percepisce un moto di rabbia. Altrettanto evidente è la necessità di questi genitori di aggrapparsi a una diagnosi di DSA, per allontanare il più possibile quella che forse da sempre scongiurano. È stato emotivamente molto coinvolgente innescare e partecipare al lento sgretolamento del muro dietro cui questi genitori si sono trincerati. Il pianto, cui ha ceduto la madre, è stato inizialmente motivo di tensione (il marito la richiamava “al contegno”) e imbarazzo, ma è stato anche il segnale di apertura e accettazione. Ciò ha permesso, anche con tempi e coinvolgimenti esterni, che sono andati chiaramente oltre il colloquio in questione, di modificare alcune prassi educative (per es. metterlo sempre in situazioni di competizione sportiva, scolastica, etc.) e rivedere alcuni atteggiamenti (per es. l’ipervalutazione, a cui faceva sempre seguito una pesante svalutazione). A.M. va volentieri a scuola e continua il suo percorso di crescita.


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