Lifelong Learning Programme

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Problemi da uomini

S.
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
“Oggi a scuola ho avuto un problema.”. Se S. comincia così la seduta di fisioterapia, vuol dire che è capitato qualcosa di veramente importante. S. è un ragazzino positivo, dodici anni, seconda media, intelligente e sensibile, utilizza la carrozzina da qualche mese. S. lotta quotidianamente con una distrofia che gli rosicchia lentamente la vita. Smetto la mobilizzazione della tibio-tarsica che avevo appena iniziato e gli presto attenzione. Non è necessario fare domande, S. va avanti: “Oggi non sono riuscito a mettermi in piedi per fare la pipì a scuola.”. Lo sapevo che sarebbe arrivato questo momento, ma vengo colto lo stesso un po’ alla sprovvista. S. capisce il mio sguardo interrogativo e allora continua: “E’ da due settimane che faccio molta più fatica del solito a stare in piedi, non ho detto niente a nessuno perché pensavo (leggi speravo) che fosse un problema temporaneo.”. Mi faccio nuovamente raccontare (me n’ero già occupato in passato, quando non c’erano particolari problemi) nei dettagli tempi, modi, organizzazione della scuola, orari e modalità di accesso ai bagni. Mentre parliamo continuo a mobilizzarlo, lentamente, come per dare alla seduta un’apparente normalità, entrambi però sappiamo che siamo attenti solo a quello che ci stiamo dicendo. Tentiamo di approfondire gli aspetti più complessi della questione. Frequenza giornaliera, presenza di compagni disponibili, insegnanti, personale ATA. Capiamo subito che bisogna distinguere i momenti e le procedure: urinare o defecare richiedono approcci completamente diversi. S. è propositivo, ha in mente alcune soluzioni che gli andrebbero bene, da parte mia gli suggerisco alcune idee che fa subito sue. Tentiamo di vedere i pro e i contro delle varie possibilità. Ci ragioniamo molto, poi ipotizziamo un percorso che dovrebbe funzionare, ma S. sentenzia: “C’è un problema!”. Ma come un problema? Sembrava che tutto filasse abbastanza liscio, almeno in teoria, che avessimo fatto un buon lavoro, ma S. mi ricorda che tutto il personale ATA della scuola è formato da sole donne e questo è per lui un problema insormontabile. Penso: “Ma hai solo dodici anni!”, ma poi, subito dopo, mi correggo: “È vero, hai già dodici anni!”. È passata un’ora, la mia mobilizzazione (oggi veramente passiva) è finita. Ci impegniamo a riflettere su quello che ci siamo detti, a cercare anche altre soluzioni tecniche e organizzative, a immaginare ausili che ci possano venire in aiuto, a pensare compromessi accettabili. M’impegno con S. a sentire gli altri operatori che lo conoscono, a contattare la Direttrice della Scuola e a organizzare un incontro con gli insegnanti. Mi sembra soddisfatto e, a dire il vero, lo sono anch’io. Riprenderemo in seguito più volte quest’argomento, non tutto fila ancora liscio, il meccanismo è ancora un po’ da rodare, ma, in qualche modo, si va avanti.


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