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Disobbedienza a fin di bene

Anonima
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
Nel mio lavoro incontro frequentemente situazioni di dolore difficile, intendendo il dolore nelle sue varie sfumature e accezioni. Il tema odierno mi sollecita a raccontare una situazione che sto vivendo proprio in questi giorni e che è stata oggetto di riflessioni solitarie e condivise e anche oggetto di piccoli scontri. Bambina di otto mesi, di origine africana, con altri tre fratellini molto vicini come età e due genitori che parlano pochissimo l’italiano. Una mattina il padre si accorge che la bimba, mentre è nel suo lettino, non respira più (chissà da quanto tempo). 118, poi corsa in ospedale. Rianimazione. La bimba riprende a respirare e il suo cuore riprende a battere, ma il cervello è irrimediabilmente danneggiato. Coma apallico! Dopo alcune settimane all’OIRM, la bimba viene ricoverata in Pediatria a Chivasso. Respira autonomamente, ma viene nutrita tramite PEG. L’esperienza del Reparto su tali pazienti non è molta, ma sia i Pediatri sia gli Infermieri sono molto attenti e disponibili. A noi NPI viene affidata la consulenza specialistica, in quanto patologia cerebrale. Che fare? Il mio “capo”, che prende in carico la situazione, mi dice di non fare nulla, perché è già stato fatto tutto dai colleghi dell’OIRM. Io sono un po’ testa dura o disobbediente (come pensano le mie responsabili). Inoltre io non riesco a fare il lavoro tecnico e basta, a me interessano i bambini e le loro storie. A me piace condividere le loro storie e accoglierle, per quanto possibile. Inizio a osservare la bimba, in particolare durante le cure infermieristiche e, data la mia formazione riabilitativa, a dare suggerimenti sulla mobilizzazione e la postura, insomma sul “care”. Appena inizio a flettere gli arti inferiori, escono delle lacrime dagli occhietti, sempre aperti e fissi, della bimba. Mi fermo: con le infermiere ne discutiamo. Scendo in fisiatria per concordare un piano quotidiano sulla mobilizzazione passiva e decido, rischiando le ire del mio capo, di rivedere la terapia farmacologica (iniziando dal Project Number 517927-LLP-2011-IT-LEONARDO-LMP diazepam e poi dal PB). Nei giorni seguenti, la terapista mi dice che il tono muscolare si è un po’ ridotto e riesce a mobilizzare meglio la bimba. Gli ipertoni, probabilmente da contratture muscolari, e quindi da dolore, si sono ridotti. Disobbedisco di nuovo, e questa volta alle indicazioni fisiatriche (che sono teoricamente corrette nell’adulto, ma non esportabili su una bimba): decido di dare il via libera ai massaggi, che spontaneamente la madre fa sulla bimba, attingendo dalla cultura della sua terra d’origine sull’accudimento dei bimbi. Le infermiere mi riferiscono che la mamma la gira e la rigira come una bambolina e che la bimba è tranquilla e sembra gradire. Adesso il problema sono le crisi convulsive: devo decidere se aumentare il miorilassante e non incidere su questi effetti, o modificare la terapia antiepilettica. Questa volta ricevo un definitivo stop dal solito “capo” per quanto riguarda le modifiche terapeutiche, intanto è già gravissima. Qualcosa però io, i colleghi pediatri e le nostre brave infermiere abbiamo già ottenuto sul controllo del dolore da contratture e, soprattutto, ci siamo ritrovati ancora di più nella condivisione del percorso di cura, di discussione tra noi e quindi di crescita reciproca non solo professionale, ma anche umana. Ancora una volta mi rendo conto di quanto mi diano i miei pazienti, con le loro storie, forse più di quanto io sia capace a dare loro.


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