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Morale: non giudicare

Anonimo
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
È un episodio particolarmente importante, che ho vissuto molto tempo fa, ma il cui ricordo è ancora molto vivo nella memoria e non dimentico mai quando incontro una famiglia. Durante il primo incontro, la famiglia si è dimostrata molto accondiscendente, dando disponibilità a ciò che veniva chiesto e proposto. Il paziente è apparso molto mite, remissivo, fin troppo impegnato a scusarsi per il disturbo che stava arrecando alla sua famiglia a causa della sua malattia. Sembrava un caso “semplice”, con una famiglia molto collaborativa. Ma così non fu, infatti, nei giorni seguenti emergeva un disinteresse quasi totale dei familiari (figlia e moglie) nei confronti del paziente, che si traducevano con trascuratezza e carenza importante di cure. Noi operatori abbiamo cercato di far capire l’importanza delle cure da erogare al paziente e della loro collaborazione, fondamentale nel piano di cura. Il loro atteggiamento era sempre disponibile, però non aveva applicazione pratica. Non riuscivamo a capire, si sono svolti diversi colloqui, senza nessun risultato, fino a giungere un po’ ai ferri corti e a richiedere a questa famiglia l’impegno adeguato, oppure decidere che forse le cure a casa non erano la scelta giusta. Non eravamo riusciti a instaurare una relazione… finché un giorno, durante l’ennesimo colloquio, siamo riusciti ad affrontare il vero problema dei familiari, che fino ad allora non avevamo capito. Il problema era riferito agli abusi che il paziente aveva compiuto su moglie e figlia e che queste ultime avevano subìto senza ribellarsi, e in quella situazione si stavano prendendo una sorta di “rivincita”, facendo subire al padre le sofferenze che loro stesse avevano subìto. La morale: non giudicare e non fermarsi alle apparenze. A volte ci sono giustificazioni agli atteggiamenti che le persone hanno. Fondamentale è instaurare una relazione con i familiari e il paziente, perché, senza di ciò, il lavoro di cura è impossibile. Inoltre, non c’è raccolta dati che possa far emergere le dinamiche familiari, se non la possibilità e la disponibilità all’ascolto.


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