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Un raggio di sole

Andrea
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
Prima di essere una fisioterapista, sono una mamma. Un bambino di otto anni a cui è stato diagnosticato un “disturbo oppositivo - provocatorio del comportamento” (a rischio psico-evolutivo). Un bambino con capacità motorie e parzialmente psichiche intatte, un bambino apparentemente normale, con capacità espressive e di linguaggio comuni, che ben si adattano alle sue tappe evolutive… ma, purtroppo, con difficoltà di concentrazione e di relazione con adulti e coetanei, a tal punto di sembrare un’altra persona durante gli approcci e nel mantenimento delle relazioni interpersonali. Il nostro calvario cominciava presto… lui ha solo tre anni. Viene descritto come aggressivo verbalmente e fisicamente, manipolatore, irrispettoso delle regole, con idee e atti strampalati in ogni momento della giornata. A casa… si comporta in un modo… fuori casa è un altro Andrea. Nel percorso intrapreso da noi (e noi non abbiamo famiglia di supporto), intervengono neuropsichiatri infantili, psicologi, terapisti della riabilitazione infantile, assistenti sociali, insegnanti di sostegno, educatori territoriali… un mondo che porta sofferenza a me in un modo, perché mi sento impotente, perché gli insegnamenti, le lodi, i castighi sembrano non aver nessun effetto; a lui perché inizia a sprofondare in un clima di discriminazione sociale, dove genitori che ignorano l’entità del problema insegnano ai propri figli ad alzare barriere contro un coetaneo; gli stessi riferiscono parole e frasi sentite in casa, che feriscono l’anima di una madre oramai disperata e la mente di un bambino che si domanda mille perché. Il tutto prosegue fino al giorno in cui Andrea, che si alimentava poco e dormiva male, viene ricoverato nel reparto di NPI del Regina Margherita. Ricovero di 143 giorni… la via crucis di un bambino e la mia. Il dolore dell’impotenza, dei tentativi farmacologici falliti, di psicofarmaci e neurolettici che invece sembrano cominciare ad aver effetto, di educatori che non riescono a contenere Andrea… e una madre che aspetta e prega e cerca di lavorare, comunque, per staccare dalle negatività quotidiane. “In certi momenti avrei voluto non esistere più.”. Poi, forse, un raggio di sole. Un tentativo in una comunità terapeutica riabilitativa e oggi si sta percorrendo questa strada. Lui aiutato da una parte ed io dall’altra. È proprio vero… è più facile accettare ciò che si vede che ciò che non si vede. Il dolore c’è sempre… la cura è invece un lungo percorso di crescita e di vita e, soprattutto, di consapevolezza e accettazione dei fatti. Ed io forse… dopo cinque anni sto cominciando ora ad accettare e accettarmi.


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