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La storia di Filippo

Filippo
Language: Italian
Country: Italy
Typology: patients and relatives
Text:
Nasce a Torino il 28 febbraio 1987, bello e sano, apparentemente. La sua nascita porta grande gioia, ha una sorella di sei anni. Un bimbo dolcissimo, con grandi occhi scuri. È un bambino vivace e molto attento. Quando scopriamo la malattia, lui ha quattro anni e mezzo e, oltre alla sorella, ha un fratellino più piccolo di tre anni. Roberto fin da piccolo ha cura del fratello e lo ama senza condizioni. Filippo è comunque un timido, intuisce che ha problematiche di equilibrio, difficilmente lo troviamo in mezzo ai bambini che corrono e saltano. Se ne sta in disparte anche nel salone della materna. Fa fatica a fare le scale ma non demorde, piano piano, fa la rampa di scale che lo porta nel cortile dove giocano già gli altri due fratelli. Acuto osservatore, gli piace essere sempre in ordine, la camicia fuori dai pantaloni deve essere messa a posto. Il suo modo di camminare è molto precario, dondola tenendo il petto in avanti per compensare l’equilibrio ma non si arrende. Cade spesso, ma non si scoraggia, è un guerriero, anche se si fa male, non se ne lamenta più di tanto. Quando si frattura l’omero sinistro, se ne rende conto solo il radiologo, qualche anno dopo tocca al secondo distale del femore, me ne accorgo quando ha la gamba gonfia. È un bambino molto affettuoso, ma solo con i suoi, il resto del mondo non gli interessa più di tanto. Molti pensano che non possa parlare, non è così. Si esprime benissimo, ma con pochi, crescendo rivela un’intelligenza sveglia a furba. Dicono che con l’età si arriva a essere saggi, lui lo è già ora che è ancora molto giovane, ventidue anni. Per me è il dono più grande che potessi avere nella mia vita. Grazie ai figli ho imparato a lottare ancora di più, la forza viene da loro, questo figlio che ha grandi problematiche è quello che mi dà la carica più forte. Non mi permette di arrendermi, mai. Pur nelle profonde crisi che a volte mi capita di avere, mi dà la forza di lottare. Sono cresciuta in una famiglia cristiana e credente e ho trasmesso questi valori ai figli. Questo figlio riconosce i valori della fede. Non può uscire per problematiche di postura, segue la messa in televisione. Si è guastato il televisore, ma attraverso il computer è riuscito a seguire la messa, nonostante la posizione scomoda. Questo è Filippo, lui ed io abbiamo imparato a prendere la vita quasi a ridere, nelle situazioni grottesche filosofiamo, commentiamo ironicamente ignoranze e sgarberie varie. Abbiamo incontrato gente incompetente e maleducata, ringraziamo però il cielo di avere trovato altrettanta gente competente, educata, medici capaci di sorriderci e di parlarci come essere umani anziché numeri. Ne cito solo alcuni: per prima la dott.ssa X, ma anche tutto il personale dell’assistenza domiciliare, il nostro medico di famiglia dott. Y, l’internista dott. Z, ma anche molti del personale del reparto di pneumologia del Regina Margherita, dove siamo seguiti e dove eseguiamo periodicamente i controlli. Ce ne sono molti altri. Queste persone ci danno importanza e per noi sono molto importanti, in un mondo pieno di fretta e superficialità. Affrontare le malattie è difficile, ma se accanto a noi ci sono delle persone che ci danno attenzione e cercano anche, a loro modo, di aiutarci, noi siamo più sereni e non ci sentiamo abbandonati. Quando un medico tratta Filippo come fosse il proprio figlio, è lì che scatta la molla della simpatia.


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