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L’ultimo regalo

Anonimo
Language: Italian
Country: Italy
Typology: patients and relatives
Text:
La strada per arrivare a San Maurizio Canavese era così, in mezzo alla campagna, aerei che decollavano e atterravano. Ti trovavo lì, nel Reparto Demenze e Alzheimer, ogni giorno peggio del precedente. Provavo a leggere nei tuoi occhi i tuoi pensieri, forse ti sentivi perso in quel posto sconosciuto. Che grande senso di colpa per averti portato in quel posto, ma non potevamo fare altro, noi e figli; da quando era morta mamma quattro mesi prima, la tua testa se n’era andata con lei e noi non volevamo arrenderci, “Magari riescono a inquadrarlo, a trovare la cura giusta e poi torna a casa…”, ci dicevamo. Non potevamo immaginare che da lì non saresti più uscito vivo. Spesso, quando arrivavo, ti trovavo addormentato in carrozzina nel salone, ti svegliavo e a volte mi riconoscevi. Non riuscivi a parlare, farfugliavi delle sillabe a me incomprensibili, ma facevo finta di capire. Poi ti portavo nella tua stanza e ti facevo la barba; ci tenevi al tuo aspetto, non ricordo, in settantacinque anni, di averti mai visto con la barba lunga. È stato bruttissimo il giorno che, arrivando al mattino, ho trovato le cinghie di contenzione sul letto. Ti immaginavo la notte a dimenarti con la fascia sull’addome e le cinghie ai polsi: era necessario per non farti cadere dal letto, la dottoressa me l’aveva già detto, ma che dolore ho provato! Intorno a noi, un’umanità di persone perse nel loro mondo, che vagavano o urlavano nel reparto. E tanti parenti come me, figli, mariti, mogli che si guardavano tra loro, e non c’era bisogno di parlare, ognuno sapeva cosa provava l’altro. In quei momenti, io, figlia e infermiera, avrei voluto fare di tutto, ma sentivo l’impotenza, il limite di fronte ad una situazione più grande di noi. Non ho potuto far altro che starti vicino e accompagnarti nel tuo ultimo viaggio. Quel sabato il programma era di venire a trovarti nel pomeriggio, ma nella notte non riuscivo a dormire, sentivo che la tua ora era vicina… Così, al mattino sono corsa in ospedale… e ho fatto appena in tempo. Dopo mezz’ora, infatti, hai smesso di vivere, tra le mie braccia. Questo è stato il tuo ultimo regalo: aspettarmi!


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