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La forza di una moglie

Anonimo
Language: Italian
Country: Italy
Typology: patients and relatives
Text:
Dal lontano 22 maggio del 1989. Era un sabato tranquillo, al mattino siamo andati al mercato, la giornata era passata tranquilla, e alla notte, verso le 2, sento un colpo. Accendo la luce e vedo il marito che è caduto a terra: da quel momento, la mia vita è cambiata molto. Chiamai subito la guardia medica e gli fece subito un’iniezione e gli diede una pastiglia salvavita sotto la lingua e poi mi disse: “Se la pressione scende, gli è andata bene”, senza spiegarmi a cosa andava incontro, e mi disse: “Lunedì chiami il suo medico”. Il lunedì c’era la sostituta: anche lei non aveva riconosciuto cosa era successo e, su mia insistenza, mi fece il foglio di ricovero. Finalmente, dopo tante ore di attesa, hanno fatto la TAC e gli hanno scoperto un’emorragia cerebrale. Dopo qualche ora, è andato in coma per diciassette giorni. Io ero sempre lì vicino, giorno e notte, ad assisterlo minuto per minuto e, dopo quaranta giorni di ospedale, l’ho portato a casa. Aveva diritto di avere delle sedute di fisioterapia, ma nessuno m’informò e così, piano piano, si è ripreso. Nel frattempo, io cercavo di farlo vivere nel migliore dei modi, ma, purtroppo, nel 1995 hanno scoperto un carcinoma al colon, allora, di tutta fretta, l’hanno operato e, dopo nove mesi, mi sono accorta che non andava bene: dopo gli esami, ci hanno detto che si era rifatto di nuovo il carcinoma, così subì un’altra operazione. Lì per lì, piano piano, si era ripreso, ma i medici mi consigliarono di fargli cinque cicli di chemioterapia. Però lui al terzo ha dovuto smettere, perché non li sopportava. La mia vita era sempre accanto a lui, per fargli superare questi momenti brutti. Nel frattempo, si facevano degli esami, e così hanno scoperto un altro polipo: estratto con la colonscopia. A lui non ho mai detto la verità. Gli ho detto che aveva solo polipi, per farlo stare un po’ tranquillo. Poi, il 21/11/2004, ha fatto un ictus, e lì, sotto la mia insistenza di fargli fare un po’ di fisioterapia perché lo vedevo molto male, mi proposero di mandarlo un mese alla Mayor di Torino. Ma queste persone, per farle vivere un po’ discretamente, non hanno bisogno solo di un mese, ma molto di più. Lì per lì si era ripreso, però la mia vita è molto cambiata, sempre per stargli accanto il più possibile, cercare di tenerlo tranquillo in tutto, sia nella salute, sia negli affari di famiglia. E, con tanto amore e pazienza, è arrivato il 27/12/2008, quando il secondo ictus lo ha colpito. Ma mi sono detta: “Andiamo avanti”. Dopo aver fatto trentotto giorni di ospedale a Chivasso, me lo volevano dimettere, che, per loro, era guarito, però io mi sono rifiutata di portarlo a casa, perché lo vedevo che dormiva sempre e per me era impossibile gestirlo da sola, e, vista la mia insistenza di non portarlo a casa, mi hanno proposto due mesi di fisioterapia ala RSA Anni Azzurri di Volpiano. Così lì, piano piano, si è ripreso un pochino, ma, credetemi, queste persone hanno bisogno tutti i giorni di fisioterapia per stimolarle un po’. Io, ancora oggi, non mi arrendo e pago di mia tasca due volte alla settimana il fisioterapista e, così, da sola posso farcela. Ma, credetemi, che è una vita molto dura, a volte non so con chi me la devo prendere. Ho lavorato una vita in fabbrica facendo crescere un ragazzo meraviglioso che non ha mai dato un dispiacere in famiglia, ma con un paziente così da seguire, anche se sono una persona forte, in alcuni momenti non ho più la forza di lottare. Secondo la mia esperienza, questi ammalati hanno bisogno di una costante fisioterapia per offrir loro una vita un po’ migliore e per sollevare chi sta loro vicino, ci vorrebbe qualche assistenza settimanale per far respirare chi sta loro vicino giorno e notte. Io in questi ultimi tre anni passati non mi sono potuta permettere di stare male, perché non avrei saputo come risolvere il problema. Non posso allontanarmi per fare dei controlli e nemmeno qualche visita, devo unire le mie forze e pensare che domani è un altro giorno e così riesco a passare le settimane, i mesi e gli anni. Nell’arco di questi anni, ha avuto l’operazione della cataratta, in più un altro problema, che non si può operare, perché non sopporterebbe l’anestesia. Lui soffre d’idrocele, e così ogni tre mesi si fa lo svuotamento a casa, e si aggiunge un’altra spesa, e un’altra preoccupazione. In questi anni, anch’io mi sono accorta di un problema all’occhio destro e, con grande difficoltà, non per me, ma sempre per non poter lasciare solo il marito, mi rifiutavo di recarmi dall’oculista e accettare la diagnosi che lì per lì non volevo credere: avevo la caduta della retina, e così, di obbligo, mi sono ricoverata, con grande difficoltà, prima pensare a lui e poi a me stessa: credetemi che dei momenti sono molto pesanti e non si sa come risolvere questi problemi. Nel maggio del 2009, l’hanno dimesso da Volpiano Anni Azzurri, e, qui, un’altra lotta dura: mi hanno aperto assistenza ADI, usufruendo degli ausili sia del letto, sia della carrozzina adeguata alla sua malattia. Mi hanno sollevato un po’ dalla mia grande fatica; all’inizio, avevo una persona pagata da me tutti i giorni per quattro/cinque mesi, poi, con l’aiuto dei vostri ausili, sono riuscita a gestirlo da sola, perché non mi arrendo a vederlo sempre nel letto. Così, con grande sforzo, lo alzo ancora, tre ore al mattino e tre ore al pomeriggio, per fargli fare una vita più normale possibile, però la mia non so più se chiamarla “vita”.


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