Lifelong Learning Programme

This project has been funded with support from the European Commission.
This material reflects the views only of the author, and the Commission cannot be held responsible for any use which may be made of the information contained therein

Also available in:

Experiences

Training > Experiences

Personal Experience

back to the list

La paura del giudizio

Silvia
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
Ho deciso di riprendere la vicenda di un ragazzo che è stato ricoverato presso il Presidio Ospedaliero San Camillo. Si tratta di un ragazzo di 22 che è stato ricoverato per un ictus ischemico, a seguito di assunzione di cocaina per tutta la notte. Il ragazzo è stato soccorso da alcuni amici soltanto la mattina dopo. L’impatto al risveglio è stato molto traumatico, Josè non riusciva a credere a quello che era successo. Noi operatori eravamo divisi da sentimenti contrastanti: secondo alcuni era stato uno sciocco perché da solo si era procurato questo grave danno, secondo altri la via della droga era solo una via di uscita alle debolezze di tutti i giorni, il voler fuggire dai problemi. Non è stato per nulla facile assisterlo, si è chiuso in un silenzio ostinato per giorni e giorni; dopo alcune settimane abbiamo iniziato ad ottenere la sua attenzione; ed è da qui che è nato tutto il suo racconto, la sua paura per la nuova vita che lo aspetta. La medicina narrativa mi ha aiutata molto perché sono riuscita a stabilire un nuovo confine di dialogo con questo ragazzo, a rapportarmi con lui in maniera diversa, lasciando da parte pregiudizi o consigli scontati. A volte i pazienti non si confidano con noi operatori per la paura di venire giudicati, sta quindi a noi saper ascoltare in silenzio, rafforzare quel rapporto di empatia che può venirsi a creare con il nostro paziente. Siamo noi che dobbiamo aiutarli a rialzarsi dopo questi tragici episodi, e la medicina narrativa ci offre un valido aiuto perché ci pone come operatori “umani”, capaci di sentire le paure, le emozioni e i dolori dei nostri pazienti, farne tesoro e trarre insegnamento da tutto ciò che la vita ogni giorno in reparto ci pone davanti. Purtroppo non è facile dedicare tempo al dialogo in reparto, ognuno di noi è preso dal ritmo frenetico di dover fare quelle mille attività che l’assistenza comporta; ma dovremmo imparare tutti a utilizzare la medicina narrativa come strumento di assistenza; dobbiamo ricordarci che prima di tutto siamo delle persone e a volte i pazienti vengono curati meglio con le parole e con i gesti che non con farmaci e trattamenti terapeutici.


Your comments are welcome.
Fill the form and click "Send message".

PASSWORD (*required)

NAME (*required)

COUNTRY (*required)

TYPOLOGY (*required)

Message