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Senso di protezione

Sonia
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
Il mio racconto descriverà il mio vissuto relativo ad un ricovero ospedaliero di mia madre. Mia mamma aveva 75 anni, era agosto ed io ero in vacanza. Mio padre mi chiamò al telefono dicendomi che la mamma non stava bene, io ero a più di 400 km e mi fece arrabbiare perché ancora una volta mio padre indirettamente ed inconsciamente chiedeva a me cosa fare e come decidere. Gli dissi di portarla in ospedale se fosse stato necessario. Al mio rientro a casa, trovo ancora mia mamma, lei stessa non voleva andare in ospedale. Alla fine decido di portarla in pronto soccorso: la ricovereranno poi per un focolaio di polmonite ed una lieve insufficienza renale. Dopo qualche giorno in pronto soccorso, viene ricoverata nel Reparto di Medicina Generale. Mia madre rispondeva abbastanza bene alle cure tranne per le sue allergie a due antibiotici. Mio padre si spaventò molto per questo ricovero, il reparto lo mise in ansia, tanto che i medici parlarono con me e mio fratello segnalando l'eccessiva ed inutile angoscia di mio padre, non era sensata in quanto il quadro di mia madre non era grave ed era in miglioramento. Oltre al peso dei disturbi di mia madre, dovevo anche gestire la a me ben nota ansia di mio padre, non capace di prendersi in carico il fatto che la propria moglie stesse male e quindi riversarlo su di me, figlia. Il personale era gentile, ma la camera in cui era mia mamma (di quattro persone) era peggio di quanto si possa immaginare anche in un reparto di psichiatria. Passai una notte in reparto: capii quella notte molte cose rispetto all'essere malato ed alla professione infermieristica. Io insegno agli infermieri e quella notte presi molti appunti nuovi. In stanza con mia mamma c'erano due pazienti che erano molto richiedenti e assillanti. Quella notte le due operatrici dovevano gestire un intero reparto. Una paziente suonò il campanello tutta la notte, insistentemente, senza ragioni precise: le operatrici arrivavano e cercavano di rassicurarla. A questo si aggiungevano I lamenti ad alta voce, continui ed assillanti, tentativi di chiamare e coinvolgere le altre pazienti che chiaramente non potevano dormire, si arrivò addirittura ad una lite tra lei ed un’altra paziente. Le infermiere non potevano fare altro, e non c'era modo di tranquillizzare tale donna che chiaramente voleva attenzioni oltre misura. Tale situazione mise in agitazione non solo la stanza in cui c'era mia mamma, ma anche il reparto: era un continuo suonare di campanelli ed inoltre la paziente si era messa a gridare ad alta voce per richiamare l'attenzione delle operatrici. Io osservai tutta la notte, seduta sulla mia sedia di fianco al letto di mia madre: non riuscivo a pensare di lasciare mia mamma da sola in quella stanza, scattò in me un senso di protezione mai sentito prima, tanto che in un momento di lite tra le infermiere e la paziente, senza accorgermene mi ritrovai in piedi vicino al letto di mia madre, quasi come se fossi uno scudo, a proteggerla da quella situazione piena di tensione ed aggressività. La paziente non si calmò per tutta la notte. Al mattino, prima di andarmene, salutai il personale della notte, e mi chiedevo intanto cosa dire ai miei allievi infermieri rispetto a come agire quando ci si trova di fronte un paziente complesso: ero confusa, diverse teorie e pratiche consolidate erano state fortemente messe alla prova.


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