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Impermeabilità alle emozioni

Antonio
Language: Italian
Country: Italy
Typology: patients and relatives
Text:
Sono le parole di un mio paziente in un periodo di forte crisi: “Non riesco più a sentire niente. O meglio, non riesco più a rispondere a niente. Non riesco più a rispondere a niente. Ho incassato così tante cose, sono rimasto intrappolato in così tante cose, che non riesco più a muovermi. E vedo arrivare un camion nella mia direzione. La frenesia che sento, la continua agitazione, è perché vedo arrivare il camion e io non riesco a muovermi, non riesco a sentire niente. Non riesco a pensare a niente. Non riesco a sentire come sto. Perché io non sto. Non sto proprio da nessuna parte, non sto su una sedia, non sto su una gamba sola, non sto affacciato al balcone, non sto in piedi per la strada, non vado in bagno, non riposo sul letto, non leggo il giornale, non sto scrivendo, non mi dispero, non rido, non rubo il giornale del vicino, non respiro l'aria, non faccio cazzate, non spero, non credo, non voglio, non desidero, non credo a qualcosa, non spero in qualcosa. Sento, al massimo, di non avere più alcun controllo su di me, sulla realtà che mi circonda. È come se mi muovessi sul posto in continuazione, senza andare da nessuna parte. Come se fosse partito un programma di autodistruzione. Come se fosse finito il mondo per me. Io non sento più il mondo. Il mondo per me non sussiste più, non c'è. Il mondo non c'è. Non mi sento al mondo in alcun modo.”. Mi colpì molto l’assoluta, apparente, impermeabilità alle emozioni che si era creata. Ma, andando oltre la superficie delle parole, il messaggio era una calda richiesta di aiuto e, soprattutto, di disponibilità ad essere aiutato. Come poi avvenne. A volte ci accontentiamo delle letture più superficiali, quando invece, senza scadere nell’accanimento, dovremmo comunque provare ad offrire la nostra disponibilità.


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