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Uno scomodo coinquilino

Anonimo
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
La storia: la mia. Un giorno il cancro è diventato mio inquilino. Lo avevo già conosciuto attraverso i libri, durante l’università, poi attraverso i pazienti. Dieci anni prima, aveva fatto visita a mio padre, ma, quel giorno lì, aveva deciso di abitare proprio con me. Un giorno come tanti… cercavo di terminare velocemente la mammografia e la visita senologica annuale per arrivare in tempo in ambulatorio. Nessun sintomo evidente, a parte una grande stanchezza, che avevo chiamato surmenage. Stavo programmando le vacanze estive, quando la mia collega mi ha posto un dubbio diagnostico: una piccola area di distorsione ecografica sul seno destro da valutare con una biopsia. Una lancia di ghiaccio tagliente mi ha trapassata. Un senso di confusione misto a incredulità. La conferma diagnostica è arrivata sette giorni dopo. Ho tentato di ritirare il referto da sola, ma non ce l’ho fatta, ho chiesto aiuto a mio marito. “Carcinoma infiltrante della mammella”. Poche parole piene di significato. Non riuscivo a credere che proprio a me, sportiva, salutista, medico e attenta allo screening, potesse succedere. Inconsciamente, ero convinta che il controllo annuale mi avrebbe garantito un “Bonus” anti cancro per altri 365 giorni. Da quel giorno, non uso più il termine prevenzione, ma diagnosi precoce, mi sembra decisamente più appropriato! Sono seguiti mesi di fatica fisica e psicologica fra esiti chirurgici, chemioterapia e radioterapia. Quasi sempre l’assunzione di un farmaco è correlata al miglioramento di un sintomo, di benessere… il chemioterapico, invece, ti costringe a programmare i giorni che ne seguono la somministrazione in funzione della stanchezza, nausea e vomito che ti procurerà. Ho vissuto momenti di disperazione, con un senso di morte imminente. La malattia ferisce il nostro narcisismo più profondo, ci denuda, scoprendo la nostra vulnerabilità e il nostro essere mortali. Concetti difficili da metabolizzare e accettare. Come medico, ho vissuto anche momenti di vergogna per essermi ammalata. Mi chiedevo come avrei affrontato i pazienti che fino a quel momento avevano visto l’immagine della salute e dell’energia positiva. Ho ricercato il motivo della malattia, ma ho capito che non sempre riusciamo a darci spiegazioni soddisfacenti. C’è un Mistero a cui non abbiamo accesso. Con fatica, nel tempo ho iniziato a frequentare il mio coinquilino, a chiacchierare con lui e a scoprire la sua parte Migliore. So che può sembrare folle, ma anche il Cancro può dirci qualcosa di buono. Ti dà la possibilità di fermare per un momento il tempo e di rivedere la nostra vita trascorsa e, perché no, anche di fare progetti futuri. La mia vita insieme a lui non ha subìto metamorfosi plateali, ma cambiamenti più profondi, che hanno migliorato i miei rapporti umani, anche professionali. Da quel giorno, la compassione, intesa come ascolto e accoglienza della sofferenza altrui, e l’umiltà sono diventati ancora più chiari e, quando nel mio studio i pazienti si raccontano, mi sento più a mio agio sedermi a fianco a loro e non dalla parte opposta della scrivania. Adesso penso non solo come Medico, ma come Malata, e questo mi aiuta a entrare in una migliore relazione e ad accogliere le ansie, le paure, la rabbia di chi si rivolge a me. Vivo la sensazione di appartenere a un UNICUM in cui tutti noi ci muoviamo e nutro il bisogno dell’Altro. Credo, infatti, che il significato della nostra esistenza vada proprio ricercato nelle relazioni umane, nel confronto con l’altro, nella condivisione di emozioni, sentimenti ed esperienze, e così ho percorso questo pezzo di STRADA accompagnata da persone meravigliose che hanno saputo starmi vicino, ognuno a modo proprio, ridendo o piangendo, telefonicamente o abbracciandomi, altre cucinando al mio posto! Non sono mai stata sola e non ho ripulito la mia agenda “da delusioni”, come alcuni mi dicono di aver fatto, anzi, la rubrica con i nomi di persone speciali si è ampliata. Mi sono riconosciuta anche più credente di quanto non immaginassi. Se credere è riconoscere la persona, la sua dignità, è vedere l’altro che c’è in noi, allora sono su di un buon percorso. Non so se sarò accompagnata da Dio o Buddha, ma il cammino dirà la sua.


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