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Caso cronico – Quanto dolore per vivere

Francesca
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
Questa è la storia di Francesca, anni settantadue, affetta da arteriopatia obliterante agli arti inferiori. Presenta estese ulcere agli arti inferiori, ricoperti da spesse fibrina e tessuto necrotico. Sono iperessudanti, la cute circostante macerata dall’essudato. Abbiamo conosciuto la Signora Francesca un anno fa, dimessa da circa un mese da un ospedale fuori regione, dove era stata ricoverata per le estese lesioni cutanee, operata di bypass a causa della grave arteriopatia. In quest’ultimo mese, dal proprio domicilio la paziente si è recata in altri Presidi Ospedalieri per consulenze infettivologica e antalgica, in quanto il dolore, in corrispondenza degli arti inferiori, soprattutto a livello delle lesioni, continua a essere importante. Alla presa in carico, la Signora Francesca è confusa ed estremamente sofferente. Tutto il giorno e buona parte della notte, camminava avanti e indietro; la sua posizione antalgica per riposare era quella di stare seduta su di una sedia, con il busto piegato in avanti. L’equipe di lavoro, d’ora in avanti, sarà formata dal servizio cure domiciliari, dal MMG, dal servizio Terapia Antalgica della nostra ASL e dalla Signora Francesca. Da questo momento, fino a quando siamo riusciti ad avere una parziale compensazione del dolore, il nostro direttivo è stato quello di “conoscere, capire e comprendere il suo dolore”. Francesca ci diceva: “Ho male, non dormo, sembrano spilli che pungono, è insopportabile!”. Ma quanto è il dolore di Francesca? Meno di ieri? E l’altro ieri com’era, di più o di meno? Da quando assume la morfina, sente meno male? Ma di più o meno di ieri? Francesca non riesce a rispondere alle nostre domande, lei sa solo che oggi ha male, ha tanto male. Quindi, cosa fare? Anche confrontandoci, noi operatori avremmo opinioni diverse sul suo dolore. La valutazione era soggettiva e, di conseguenza, non riuscivamo a comunicare con gli operatori del servizio di Terapia Antalgica in modo direttivo. Si cercava di modificare l’approccio terapeutico, in base all’intensità del dolore riferita dal paziente, con un susseguirsi di problemi, difficoltà ogni volta diverse. Non si riusciva quasi a medicarla, a volte s’impiegava più di un’ora. Le medicazioni che utilizzavamo sembravano tutte peggiorare il sintomo. Per un lungo periodo, Francesca non ha più voluto spostarsi da casa per effettuare visite specialistiche ed esami diagnostici; le volte che lo aveva fatto, il dolore non l’aveva mai abbandonata, neanche un momento. Abbiamo chiesto a Francesca di immaginarsi una scala in cui lo zero rappresentasse l’assenza del dolore, e il dieci il massimo dolore possibile. Il giorno dopo, Francesca ci fa trovare la sua interpretazione di scala: una classica scala a pioli rivolta verso l’alto, con i numeri in salita, e un bellissimo sei scritto di fianco! Da quel giorno diamo tutti i NUMERI! “Buongiorno Francesca, che numero oggi?” “Questa notte, a che numero siamo arrivati?” “Quali sono i numeri prima e dopo la medicazione?” Cosa c’è di positivo in questo? Questo metodo ha consentito a tutti noi di adottare un linguaggio comune, un’interpretazione univoca del dolore. Ci ha permesso di affrontare le emergenze in modo organizzato, a non farci prendere dal panico ogni volta. È stato importante anche per la paziente, in quanto le ha permesso di poter apprezzare il giorno in cui aveva solo quattro, consapevole della differenza dal giorno prima, in cui aveva segnalato un bel sette. Le ha permesso di acquistare fiducia, perché sa di trovare in noi delle persone fedeli quando ci denuncia il suo dolore. Grazie alla stretta collaborazione con il Servizio di Terapia Antalgica, con il MMG e all’attenzione nella scelta dei prodotti di medicazione, il dolore si è stabilizzato a livello tre/quattro, con, purtroppo, ancora qualche telefonata disposta di Francesca che ci diceva “Correte, ho nove!”. Nel frattempo, le lesioni sono leggermente migliorate, riusciamo a eseguire la medicazione in modo atraumatico. Francesca lo sa che forse non si chiuderanno mai, ma ci ringrazia tutti i giorni… sta cominciando a credere che non è indispensabile avere male per essere medicata. In questo sistema non abbiamo considerato il marito di Francesca, come vive questa situazione, come reagisce di fronte a tanta sofferenza; di sicuro, è stato un grande supporto sia per lei sia per noi, e, come per la maggior parte dei familiari dei nostri pazienti, anche a lui devono prima o poi l’attestato di “ASSISTENTE FAMILIARE INFERMIERE”.


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