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Non negare le emozioni

Bruno
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
Ho conosciuto Bruno nel reparto di oncologia dell’ospedale Cottolengo. Ero alle prime armi del mio lavoro da infermiera. Era stato ricoverato per fare l’ennesimo ciclo di chemioterapia per un linfoma che lo affliggeva da diversi anni. Era la notte di una calda estate, Bruno non riusciva a dormire, si alzava, muoveva le lenzuola, andai nella stanza per vedere cosa succedeva e lo trovai seduto ricurvo su stesso come se stando così vincesse il calore che regnava nella sua stanza. Gli proposi di aprire la finestra per far entrare un po’ di fresco. Rimase impassibile alla mia proposta, ma io lo feci lo stesso. Dopo circa un’ora mi chiamò e mi disse che si sentiva agitato. Andai in medicheria a prendere gli strumenti per rilevare i parametri vitali. Ritornata in camera, lo trovai seduto sul suo letto con un foglio in mano e il volto rigato dalle lacrime, mi disse che il suo cuore era affaticato. Desiderava che lo ascoltassi… era il suo testamento spirituale. Io rimasi a bocca aperta, non avevo parole. Mi posi tante domande: perché avesse scelto me e non le mie colleghe con più anni di esperienza, perché avesse scelto la notte? Dopo quella notte e una lunga riflessione, compresi che i pazienti hanno bisogno di trovare di fronte a loro sì persone preparate tecnicamente, ma che sappiano guarire anche i loro dolori di uomini e donne che sono sotto il loro vestito di ammalati quando sono in ospedale. Bruno mi ha insegnato che ascoltare l’altro è fondamentale nel nostro lavoro. Mi ha fatto comprendere l’importanza di non giudicare l’ammalato dalle apparenze e dalla prima impressione, perché ognuno ha il suo vissuto, la sua storia, con momenti belli o brutti, e infine di non dimenticare che tutti abbiamo paura. Mi ha insegnato che non dobbiamo negare le nostre emozioni di fronte agli ammalati.


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