Lifelong Learning Programme

This project has been funded with support from the European Commission.
This material reflects the views only of the author, and the Commission cannot be held responsible for any use which may be made of the information contained therein

Also available in:

Experiences

Training > Experiences

Personal Experience

back to the list

Piena fiducia

Signor X
Language: Italian
Country: Italy
Typology: health care professionals
Text:
È il primo giorno di lavoro dopo i riposi, la collega del mattino ha appena finito di darmi consegna. Al letto n. due c’è una persona nuova, un signore giovane di quarant’anni, da un mese soffre di dolori dorsali è già stato dal medico curante e in altri ospedali, gli hanno prescritto degli antinfiammatori che hanno avuto scarsa efficacia. Ieri il signor X ha iniziato a respirare a fatica, allora ha deciso di farsi accompagnare dalla moglie in Pronto Soccorso, dove ha scoperto che i dolori alla schiena sono dovuti a una neoplasia e respira a fatica a causa di un versamento pericardico; viene posizionato un drenaggio ed evacuato il liquido che tamponava il cuore. Questo pomeriggio il signor X verrà trasferito in UTIC. Il signor X mi chiama, vorrebbe che sistemassimo il letto per farlo riposare un po’ prima del trasferimento. Mentre con il collega abbassiamo la testiera del letto e sistemiamo cuscini e traverse, il signor X ci racconta cosa gli è successo, ci parla dei suoi figli e del suo lavoro; il suo sguardo è triste e impaurito ma, nonostante tutto, cerca di sorridere il più possibile e ironizza sui vari “tubi” con cui lo abbiamo “trapanato”. Per un momento si fa serio e chiede con apprensione come avverrà il trasferimento; gli spiego cosa faremo, che la moglie non potrà venire con noi, ma la avvertiremo prima di partire, così sarà ad aspettarlo all’arrivo al nuovo ospedale. Il signor X ci guarda e dice che non importa se la moglie non può venire, perché è tranquillo, visto che lo accompagniamo noi. Non so cosa rispondere, mi ha spiazzata, in fondo ci conosciamo da soli venti minuti e tutto ciò che ho fatto è stato girargli il cuscino! Dopo circa mezz’ora, con il medico ci avviciniamo al letto del signor X per visitarlo prima della partenza, è nuovamente dispnoico. Decidiamo di drenare ancora un po’ di liquido pericardico e la respirazione migliora. Mentre compilo i moduli per il trasferimento, il medico mi chiama, il signor X è in arresto cardiaco. Iniziamo le manovre rianimatorie. Il paziente si riprende. Chiamiamo la moglie, le spieghiamo cosa è successo e che il versamento si sta formando sempre più rapidamente ed è molto probabile che il cuore del signor X si arresti nuovamente. La signora si avvicina al letto del marito, lo rassicura e gli promette di aspettarlo all’ingresso dell’altro ospedale. Dopo poco, il signor X è nuovamente in arresto cardiaco. Procediamo con le manovre rianimatorie, ma non c’è ripristino del ritmo. Viene constatato il decesso. La medicina d’urgenza si riempie di un silenzio carico di dolore, rabbia, frustrazione, paura e compassione per la moglie e i due bimbi. Questa esperienza mi è rimasta impressa più di altre, per la difficoltà che ho provato nel dover “congelare” le emozioni che stavo provando per potermi prendere cura degli altri tre pazienti che, loro malgrado, avevano ascoltato l’accaduto (il nostro reparto è costituito da un open space). Non è stata la mia prima urgenza, ma questa volta non riuscivo a mettere da parte la frustrazione, il senso d’impotenza e inadeguatezza che provavo, perché continuavo a sentire il signor X che diceva di essere tranquillo perché si fidava di noi. Sapevo che avevamo fatto al meglio tutto ciò che era possibile, ma è stato difficile accettarlo.


Your comments are welcome.
Fill the form and click "Send message".

PASSWORD (*required)

NAME (*required)

COUNTRY (*required)

TYPOLOGY (*required)

Message